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Para-ice hockey: l'Italia 6° ai Mondiali resta nel gruppo A

25 Maggio 2019

Con il sesto posto ottenuto ai Campionati Mondiali, giocati poco meno di un mese fa a Ostrava in Repubblica Ceca, l'Italia del para-ice hockey ha avuto la certezza di restare nel gruppo A, quello dell'élite di questo sport. L'obiettivo minimo è stato dunque centrato, lasciando parecchia soddisfazione nel gruppo ma anche qualche interrogativo sul presente e sul futuro della nostra Nazionale. I risultati, subito positivi, hanno visto gli Azzurri di coach Massimo Da Rin e dei nostri Mirko Bianchi, Gabriele Araudo, Andrea Macrì e Gabriele Lanza vincere le prime due partite del girone B contro 4-0 sulla Svezia e un 5-1 contro il Giappone per poi essere battuti dai padroni di casa per 4-0.

I commenti post-torneo, a mente fredda, sono affidati all'assitant-coach e tecnico degli Sportdipiù Tori Seduti Mirko Bianchi: “Bisogna considerare - ha dichiarato – che partivamo con sei innesti, sostituti di giocatori di estrema esperienza. La squadra era molto giovane e, comunque, molti dei nuovi non avevano mai affrontato questo tipo di competizione dove ci sono certe dinamiche da gestire. La nota positiva riguarda la nostra permanenza nel gruppo A, anche se c'è un piccolo rammarico per non essere riusciti a ottenere il 5° posto o anche qualcosa in più ma siamo stati penalizzati da qualche episodio. Guardiamo avanti con ottimismo perché abbiamo l'età media molto bassa, superiore solo a quella di Stati Uniti, Canada e Norvegia: prendiamo questi Mondiali come un punto di partenza dal quale migliorare”.

Leggermente più critico il difensore Andrea Macrì, autore di una rete nel match contro il Giappone: “Per i giocatori con più esperienza - ha aggiunto – il sesto posto è stato una delusione: molte altre volte abbiamo patito la superiorità degli avversari ma, in quest'occasione, oltre a subirla ci abbiamo messo anche del nostro con tantissimi errori che ci hanno penalizzato; ad esempio, nella gara con la Repubblica Ceca, abbiamo preso due gol in superiorità numerica. L'obiettivo primario era sicuramente quello di restare tra le prime sei al mondo ed è stato raggiunto, ma queste ingenuità hanno fatto crescere il rammarico. Questo Mondiale ci ha rivelato che dobbiamo lavorare molto, non solo fisicamente: quest'anno, purtroppo, non siamo riusciti ad allenarci e giocare insieme molte volte e ai raduni, spesso, non eravamo al completo; siamo tornati a casa con la consapevolezza di dover ragionare sui nostri errori e sulle nostre carenze, il tempo c'è e i giovani non mancano”.

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