In piscina con Marco Fiori, tra nuoto e disabilità

A volte capita che una decisione presa un giorno quasi per caso riesca a condizionare tutto il resto della nostra vita o una buona parte di essa. Nel 1990 Marco Fiori era uno studente all’Università di scienze motorie e gli proposero di seguire un giovane con tetraplegia spastica per le attività in acqua; accettò. Oggi Marco Fiori è professore di educazione fisica e da 26 anni insegna a bambini e ragazzi disabili – e non solo – a stare in acqua e a nuotare. Nel tempo, specializzazione e passione sono cresciute di pari passo e alimentandosi a vicenda, perché, come spiega lui stesso, “in questo mondo non si smette mai di imparare, non si è mai ‘arrivati’ e si crea in continuazione. Il mondo della disabilità è vastissimo, richiede una conoscenza approfondita di ogni singolo caso e ne propone sempre di nuovi, per i quali è necessario trovare altri approcci di insegnamento”.

La prima volta che all’inizio degli anni ’90 Marco entrò in acqua con il suo primo allievo, fu proprio quest’ultimo a insegnargli qualcosa. “Anche a distanza di tanti anni” prosegue, “ogni ragazzo con cui lavoro mi permette di crescere dal punto di vista professionale e umano”. L’ultimo esempio di ciò è stata l’esperienza nell’ambito del progetto “Con il Corpo Conosco” sviluppato da Sportdipiù e dall’Istituto Oscar Romero di Rivoli, nel quale Marco ha seguito un gruppo di studenti disabili. “Mi colpisce sempre l’impegno totale che questi ragazzi mettono per raggiungere qualunque risultato” afferma, “e nel caso specifico del progetto ho apprezzato moltissimo il bel rapporto che c’era tra loro e con i loro compagni ‘tutor’. Il gruppo ha sempre lavorato insieme, condividendo tutti gli spazi della piscina”.

Marco Fiori è docente nazionale e si occupa anche di formazione agli istruttori. Oltre alle lezioni di nuoto “di base” alla piscina Bonadies di Rivoli, allena una squadra agonistica di Special Olympics a Chieri. In un futuro prossimo alcuni atleti appartenenti a questo gruppo potrebbero partecipare a gare internazionali. Con i suoi allievi Marco lavora ovviamente sull’acquaticità e sul nuoto, ma anche a essere autonomi all’interno della struttura (spogliatoi ecc.). Alcuni li conosce da quando sono bambini e con loro ha intrapreso un percorso che dura da parecchie stagioni, li ha visti crescere e attraversare molte fasi importanti della loro vita.

“L’unica cosa comune a tutti i ragazzi è l’acqua” spiega, “per il resto, come accennavo in precedenza, ogni individuo ha bisogno di un programma personalizzato. In questo campo non può esistere improvvisazione e l’esperienza, per quanto sia d’aiuto, deve sempre essere approfondita. Con i ragazzi è fondamentale avere un rapporto di fiducia e diretto, anche a livello visivo; per questo rimango sempre in acqua insieme a loro”.

Non mancano gli aspetti spiacevoli, perché la disabilità incontra ancora oggi parecchi ostacoli, come per esempio la mancanza di informazione, la diffidenza di molte persone – spesso frutto di ignoranza – e le barriere che spesso vengono poste sull’utilizzo degli impianti. Queste, fortunatamente, non ci sono nella piscina di Chieri e alla Bonadies di Rivoli. “La sensibilità dei ragazzi con cui ho a che fare, il loro affetto, mi fanno amare il mio lavoro” conclude, “nessun risultato è scontato e rappresenta una grande emozione. Sai di averli aiutati, ma se l’hanno raggiunto il merito è tutto loro”.